Cerca
  • Simone

Partita per una vacanza, tornata da un viaggio

Abbiamo chiesto a Livia di raccontarci il suo ultimo viaggio a Zanzibar, partita con l'idea di andare in vacanza, tornata invece da un Viaggio.



"Il mio viaggio a Zanzibar è difficile da definire o meglio lo definirei come un vero e proprio concentrato di allegria, musica, sole, sorrisi e pillole di vita.

Se faccio un passo indietro catapultandomi a qualche giorno fa, arrivando con la mente fino alla scorsa settimana, mi rendo conto che non c’è stato un singolo momento durante il quale io non mi sia sentita nel posto giusto al momento giusto.

Prima della partenza, pensavo che avrei trascorso giorni di relax assoluto, alternando lunghissimi bagni in acque paradisiache e passeggiate sulle bianche spiagge fino al tramonto, preoccupandomi solo di svegliarmi dal sonnellino all’ora di pranzo o di cena e magari tormentata dall’indecisione di quale estratto di frutta scegliere all’ora dell’aperitivo.

Sì, come No…


Avete presente quando non si sa da dove partire per raccontare?

Ecco, Zanzibar è un po’ questo.

Più uscivo e più avevo voglia di toccare con mano la magica atmosfera africana, di esplorare i suoi tesori nascosti, di parlare ore ed ore con le persone del posto.

Ogni individuo che ha incrociato il mio cammino durante questa esperienza è stato in grado di regalarmi qualcosa, da banali risate, a canzoni cantate insieme a squarciagola in mezzo all’oceano, a lunghe chiacchierate, a semplici informazioni sulla vita locale. Ho ricevuto sorrisi così veri, ho ricevuto abbracci, mani che hanno preso e stretto le mie senza che io facessi nulla. Ho conosciuto persone vere, che pur non avendo nulla, mi hanno dato tutto. Sono state loro la vera essenza del viaggio.

Com’è che si dice?

“Non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone”.

Ecco, mai frase fu più azzeccata.


Ho alloggiato in un villaggio, situato a Nungwi, più precisamente nella spiaggia di Kendwa, la regione nord dell’isola, che pare essere la zona migliore perché non risente del fenomeno delle maree e si può fare il bagno a qualsiasi ora del giorno.

Il mare, è spettacolare, lascia senza fiato. Merita senza dubbio l’inserimento tra quelli più belli che io abbia mai visto o talvolta immaginato.

Durante il mio soggiorno a Zanzibar ho cercato di girare il più possibile, ma purtroppo a causa dei tempi ristretti e delle distanze talvolta difficili da percorrere per il traffico e per le strade locali, che non agevolano di certo i tempi di percorrenza, sono riuscita a scoprire tanto, ma non tutto ciò che mi incuriosiva.

Tuttavia mi piace però pensare che in realtà sia solo un pretesto per tornare, perché tanto si sa, si torna sempre dove si lascia il cuore.

Ho visitato molte realtà, diverse, contrastanti tra loro, ma che, a mio parere meritano ognuna per l’esclusività che le caratterizza. Tutte queste località sono raggiungibili tramite escursioni organizzate dai ragazzi locali e durano solitamente mezza giornata o una giornata intera.


Stone Town: la citerei per prima perché secondo me è davvero indispensabile per entrare in contatto con un lato dell’isola lontano dalla maestosità e sfarzosità di alcuni resort.

Stone Town è la parte storica della capitale di Zanzibar il vero cuore pulsante dell’isola e visitandola si ha modo di osservare le abitudini locali, la quotidianità della vita zanzibarina. Una visita al mercato centrale è indispensabile: un impatto forte, intenso e senza dubbio inaspettato di odori, forti, pungenti, colori, sapori, rumori. Qui si ha modo di familiarizzare con le vere risorse che questa terra Africana offre e di conoscere il modo in cui vengono conservati i cibi al mercato, accompagnati da piedi perennemente nudi e inoltre rimangono senza dubbio indimenticabili le espressioni così spontanee sul volto dei venditori locali.

Insomma, per me ha contribuito a rappresentare quello che solitamente infilo nel bagaglio prima di tornare a casa.


Altro punto forte di questa perla africa è rappresentata senza dubbio dalle piantagioni di spezie che sono numerosissime qui e gli abitanti di Zanzibar conoscono molto bene ogni tipologia di vegetale presente sull’isola. Zanzibar è infatti conosciuta e famosa per le sue innumerevoli spezie ed ogni angolo di questa terra dà la possibilità di ammirare, assaporare, odorare quelle più utilizzate e di imparare qualcosa di nuovo.

Un altro punto che merita di essere visitato è Prison Island, questo piccolo atollo si raggiunge con pochi minuti di navigazione dal porto di Stone Town ed era stata progettata per diventare una prigione di schiavi che arrivavano sull’isola dalle regioni continentali. Non sarebbe nulla di speciale se negli anni non fosse diventata la casa di innumerevoli e splendide tartarughe giganti, che arrivarono sull’isola molti anni fa, quando il Sultano decise di regalare a sua moglie queste curiose creature, facendole arrivare direttamente dalle isole Seychelles. Questi esseri enormi e lentissimi vengono accuditi e venerati dalle persone del posto e sono buffissimi quando tirano fuori la testa per essere accarezzati meglio.

Il numero blu che hanno inciso sulla loro casetta indica l’età. Possono vivere anche trecento anni!




Proseguiamo in direzione di Nakupenda, una lingua di sabbia bianca, anzi bianchissima che si nasconda nel bel mezzo del mare. Questa speciale e particolare insenatura di sabbia, viene anche detta “L'isola che non c’è”, in quanto durante la giornata risente del fenomeno naturale delle maree… qui è possibile fare un po’ di snorkeling per ammirare le stelle marine. Attenzione però ai ricci!

P.S. il pranzo che viene allestito ed organizzato lì, e consiste in pesce freschissimo da mangiare, appena pescato, memorabile direi.


L’esperienza più bella?

La possibilità che abbiamo avuto di venire a contatto con tutto ciò che esula dal turismo e dalla commercialità dell’isola Africana. Una giornata autentica che ci ha fatto assaporare ciò che talvolta si riesce solo ad immaginare o vedere nelle nostre limitanti TV. Grazie ai Quad che ci hanno permesso di percorrere km e km di strade sterrate siamo arrivati ad un villaggio di contadini locali.

Qui centinaia di bambini di tutte le età ci hanno accolti, con abbracci, sorrisi, risate, entusiasti dei piccoli doni che avevamo per loro, matite, penne, quaderni. Insieme a loro donne, mamme, ragazze, ragazzi e uomini.

Appena arrivata e scesa dal Quad, una bambina che avrà avuto circa 8 anni mi è venuta incontro correndo, mi ha guardata senza pronunciare una parola e mi ha presa per mano, stringendomi le mie dita tra le sue; non ci conoscevamo, è ovvio, mi ha guardata di nuovo, io le ho sorriso, lei mi ha accennato un timido sorriso, quasi imbarazzata, come si vergognasse e continuandomi a fissare stringeva la mia mano destra sempre di più; non le ho detto nulla, mi è bastato un suo sguardo, abbiamo condiviso, fuso insieme i nostri mondi così diversi. Avrei voluto tanto sapere che cosa pensava di me mentre mi teneva la mano e camminava affianco a me, avrei voluto mi insegnasse a guardare e apprezzare il mondo attraverso quei suoi occhi così grandi, così neri, pieni di speranza e malinconia. Ho avuto l’impressione come se lei attraverso i miei occhi volesse capire qualcosa di me, chi fossi, cosa pensassi di lei, camminava tra i miei pensieri in punta di piedi, e lo fa ancora adesso, mentre ricordo quelle ore, quell’energia che risiedeva in lei, così piccola e così grande.


In quei momenti, in quelle ore, in ogni singolo minuto ed istante penso di aver toccato con mano l’essenza di cosa significa “cercare e trovare la felicità nelle piccole cose”. Quei bambini che giocavano sulla terra arida e rossa correndo a piedi nudi con i pantaloni sporchi di fango con una corda o con una matita, inseguendo un pallone, un pallone che non è di nessuno ma è di tutti. Quei bambini che ridevano a crepapelle quando dietro la fotocamera interna del mio smartphone vedevano la loro immagine riflessa, perché chissà se hanno mai avuto modo di vedersi, la possibilità di specchiarsi, di conoscersi. Quei bambini così liberi, liberi come il vento, così veri, che conoscono bene il significato di un contatto.

Quella gente che vive dentro case fatte di paglia e fango e legno quando è possibile, che custodisce nel cuore, ogni giorno, la speranza di chi non ha niente ma vede l’infinito nella vita.





Cosa ho messo quindi nel mio bagaglio di ritorno?

Ho portato via con me l'energia di uno sguardo, la potenza dei silenzi, le cose non dette ma trasmesse solo con un gesto, con un tocco, con un sorriso. Ho rubato quei sorrisi, mille sorrisi, sinceri. Ho rubato quegli occhi, occhi autentici, di chi spera e chi crede ancora nel bello della vita, nonostante tutto. Poi ho promesso a me stessa di avere nuovi occhi, per immaginare, per sognare, per provare anche solo per un istante a vedere la vita attraverso i loro occhi.

E prometto a me stessa, lo giuro, come ogni volta di non tornare la stesso da un viaggio ma tornare diversa, tornare migliore.

Penso che l’Africa sia questo: colori intensi, forti, potenti. Aria umida, appiccicosa, soffocante. Caldo torrido, a volte insopportabile. Terra dai mille colori, infiniti profumi, pungenti e incomparabili odori, nuovi sapori. Terra di sorrisi, sguardi accesi, gesti, mani...mani che ti stringono, occhi che ti parlano e ti arrivano dritto al cuore.

E ogni volta, mia cara Africa, sei capace di far respirare a pieni polmoni e mi illumini di novità; però improvvisamente sai anche far spezzare il cuore, lo sai bene. Sei mille sfumature tra il bianco e il nero, tra il rosso e il blu, sei terra arida, sei oceano intenso. Sei silenzio profondo, sei sveglia all'alba dai suoni della natura, sei notti insonni per il caldo soffocante e per animali che culli tra le tue terre. Sei misteriosa, affascinante, selvaggia e incomparabile.

Tu sai bene qual'è il segreto, per me rimane ancora un mistero: custodisci e conservi gelosamente che cosa è realmente la Vita. Tornare da te, ogni volta, è come rinascere e il mondo, ogni volta, si fa nuovo.

Questa è La mia Africa."


Livia Stracquadanio

#grazieetnikaviaggi

#fabbricantidiemozioni

335 visualizzazioni

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

© 2020 ETNIKAMENTE | Blog by Etnika Viaggi - Via Donizetti, 25 Castelfidardo (AN)